Tenosinovite plurinodulare localizzata o tumore gigantocellulare

La tenosinovite plurinodulare localizzata o tumore gigantocellulare delle parti molli è per incidenza al secondo posto dopo i gangli artrogeni. Con il termine tumore gigantocellulare delle parti molli della mano (TGC) si intende una forma di sinovite nodulare localizzata. L’aspetto macroscopico caratteristico è quello di una neoformazione bruno-giallastra, di consistenza teso-elastica, con una capsula fibrosa e con fenomeni emorragici evidenti al taglio, che può colpire guaine tendinee, fascia palmare, legamenti o articolazioni.



Cause


Ancora oggi non sappiamo molto sulla eziopatogenesi di queste lesioni, anche se probabilmente si tratta di forme che si presentano più frequentemente in pazienti artrosici con la sinovite irritativa cronica tipica dell’artrosi come fattore predisponente.



Sintomi


Clinicamente si manifesta con tumefazioni indolenti a lento accrescimento, talora associata ad erosioni ossee da impronta visibili radiograficamente o a lesioni tendinee. La problematica maggiore di questa patologia è la ben nota tendenza a creare recidive locali, con percentuali molto variabili nelle casistiche, facendola considerare per questi aspetti clinici e non istologici una neoplasia “a basso grado di malignità”. In realtà si pensa che rappresenti una forma intermedia tra neoplasia e fenomeno reattivo iperplastico a processi infiammatori cronici.



Diagnosi


La diagnosi pre-operatoria di solito non pone particolari problemi: la presenza di una tumefazione di dimensioni variabili, non dolente e teso-elastica a livello della mano, soprattutto nelle localizzazioni digitali, fa evocare il sospetto di un TGC.
Gli esami strumentali possono confermare il sospetto clinico: le radiografie di solito sono mute (l’unico segno può essere una erosione a scodella da pressione localizzata) mentre l’ecografia permette di evidenziare al meglio i margini della lesione come massa ipoecogena ben delimitata con spots iperecogeni qualora inglobi tendini od altre formazioni. Negli ultimi anni la Risonanza Magnetica si è dimostrata molto utile per una migliore definizione diagnostica.



Trattamento


L’intervento chirurgico, eseguito in anestesia tronculare o di plesso brachiale, con laccio pneumatico per ischemia alla radice dell’arto o del dito, prevede l’escissione radicale della formazione, che deve essere eseguita in tecnica microchirurgica con ausilio di mezzi ottici di ingrandimento per evitare di lasciare in sede i più minuscoli frustoli e cercare in tal modo di prevenire la recidiva, evitando inoltre una lesione accidentale del peduncolo neuro-vascolare spesso tenacemente aderente alla neoformazione.



Decorso post-operatorio


La qualità della cicatrice è generalmente buona, anche se sono possibili reazioni cheloidee specie a livello del dorso delle dita. La funzionalità della mano non viene mai inficiata e la presa di forza viene sempre mantenuta. A giudizio del medico, si può effettuare fisiokinesiterapia mirata post-chirurgica per accelerare i tempi di recupero.
Nella nostra casistica la percentuale di recidiva non supera il 13%. In caso di recidiva (alcune nostre, altre provenienti da altri centri) abbiamo sempre scelto il reintervento, anche se come noto comporta un maggior numero di disturbi quali tumefazione, rigidità e dolore sulla cicatrice. Riteniamo eccessiva e ormai superata l’amputazione del dito proposta in passato per le recidive multiple.